Press & Reviews

Radiale Reviews (ita 2004)

published 15/03/2015

ZU & SPACEWAYS INC. “Radiale”   1-4/9/03, Chicago, Semaphore. ATAVISTIC, distr. Wide.
 
L’incontro musicale e contingente che si percepisce dall’ascolto di questo sesto e ultimo lavoro degli Zu ha la compiutezza e la forza della grande musica e degli stati di grazia: un ruminare le esperienze del passato mentre se ne intraprendono di nuove, incontri all’insegna del sentire comune attraverso stati musicali che spesso corrispondono a stati fisici ed emotivi. Proprio da queste parti avviene l’incontro dell’hard core e del free jazz, del punk e del funk, un sabba scuro, teso e commovente che si celebra liberandosi in progressione in un CD che pare diviso in due lati, a effetto vinile.
I primi quattro brani, bellissimi, hanno le scansioni asciutte e cupe della no wave ma lo spessore timbrico dell’espressione free: spicca il suono del basso di Pupillo, violento ma accogliente, un Mai denso e drammatico al baritono e Vandermark -che come si sa risente molto dei contesti per la propria resa- che qui da' il meglio, a tenore e contralto, come se avesse ben studiato James Chance. L’energia che contraddistingue il trio romano sul palco ritorna nella modalita', o forse necessita', di cercare e creare nutrimento oltre i confini del proprio ambiente, musicale e non. Uno spirito di ricerca che ha sempre portato gli Zu a scelte di percorso precise (il dopo Roy Paci), ad incontri decisivi con artisti (da Chadburne alla Denio a Steve Albini, fino allo stesso Vandermark) e -stavolta- anche di repertori: Sun Ra, George Clinton e i Funkadelic, o l’Art Ensemble of Chicago. Questi mondi musicali gia' esplorati nel disco d’esordio del gruppo Spaceways Inc. sono i contesti della seconda parte, a ritmica doppia (Drake e Mc Bride si aggiungono) che inizia programmaticamente con un astratto episodio sonoro delle due batterie (dove si apprezza la varieta' e complementarita' dei timbri dei due batteristi e la ottima registrazione). Benche' meno "assoluta" della prima, anche questa sezione convince; ci si trovano un Vandermark meccanico (Theme de Yoyo) , e un Hamid Drake maieutico (una delle sue caratteristiche) che fa decollare la finale medley fino su saturno." Letizia Renzini, MUSICA JAZZ
 
 
 
ZU & SPACEWAYS INC
RADIALE (Atavistic)
 
Gli Zu sono tra le poche formazioni italiane che hanno saputo esportare la loro musica  raccogliendo consensi internazionali. In questo sesto disco si fanno accompagnare da Ken Vandermark (giovane leggenda del free jazz di Chicago), nonche’, nella seconda meta’, da Hamid Drake (batterista, tra gli altri, per Herbie Hancock, Pharoah Sanders, Don Cherry). Il disco si divide in due parti di pari durata: le prime quattro tracce sono originali, con accenti piu’ funky che in passato. La seconda meta’ comprende brani di Funkadelic, Art Ensemble of Chicago e Sun Ra, eseguiti da un doppio trio basso, batteria e sax. Ottimo davvero il modernissimo jazz elettrico “Pharmakon”, jazz + glitches analogici + ritmi spezzati che sembrano sempre sul punto di sfaldarsi prima di ricomporsi magicamente. Semplicemente lo zenith di un album emozionante dalla prima all’ultima nota. (fabio barbieri)   Giudizio sintetico: gustoso.
 
 
 
ZU and SPACEWAYS INC.
Radiale [Atavistic/Touch and Go]
 
Prodotto da Bob Weston (Shellac of course) presso il Semaphore Studio di Chicago, Radiale  è la summa degli esplosivi contest live fra i tre miti romani  e zorniani, e il terzetto del poliedrico Ken Vandermark al sax, Hamid Drake alle pelli e Nate Mc Bride al basso alias Spaceways Inc. Un disco al solito straordinario, consuetudine di Zu, un disco che plasma dallo scarno ed essenziale minimalismo idiosincratico e ipercinetico di batteria-basso e sassofono un’infinità di suggestioni space, nowave e postpunk insieme.  L’esperimento prevede un cd condiviso in due sezioni radiali: la prima parte intitolata  ZU Quartet dove il trio si completa della personalità di Vandermark ai reeds e sforna quattro tracce claustrofobiche e siderali assieme, dove Canicula indolente ti riversa addosso la opprimente asfissia di un torrido agosto a Puerto Escondido e Thanatocracy narra l’incedere macabro di un rito funebre morriconiano.  Un suono saturo, che spazia dal dub, al funk, al jazz: come se jammassero -e così è in pratica-  Sun Ra e i Funkadelic di George Clinton. Fantastico il compatto drumming afro di Drake che doppia Jacopo nel suono congiunto dei due terzetti nella seconda parte del cd, dove Trash a go-go di Clinton e We Travel The Spaceways/Space is The Place dei Sun Ra come in uno specchio in frantumi risuonano di due batterie, due bassi e due sax. Botte e risposte, contrappunti e fraseggi, un dialogo serrato tra le due formazioni in un tappeto sonoro affascinante. Per alcuni free-jazz/nowave/hc, in realtà semplice musica dell’anima.
DOMENICO MUNGO
 
GIUDIZIO:HIGH
DESTINAZIONE:AVANGUARDIE
 
 
 
Radiale
Zu & Spaceways Inc. (Atavistic - USA - 2004 - distr. Wide)
Enrico Bettinello <mailto:enbettin@tin.it>
Sempre più illuminati sulla via di Chicago - il precedente Igneo era prodotto da Steve Albini - gli Zu proseguono con maggiore intensità e convinzione la collaborazione con il proteiforme Ken Vandermark [che avevano ospitato in alcuni brani in passato] e stringono un'alleanza davvero importante per la loro musica.

Certo, non si può negare che il trio romano sia da sempre stato aperto a collaborazioni - pensiamo a quella con Eugene Chadbourne (in The Zu Side of the Chadbourne) ad esempio - e di sicuro la loro musica granitica e di forte impatto acquista luminosità sempre diverse dal confronto/incontro con altre forti personalità artistiche, ma quella con Vandermark e soci è giocata su una condivisione dell'avventura improvvisativa e dinamica di grande fecondità.

Questo nuovo Radiale - che esce per un'etichetta importante come la Atavistic - è suddiviso in due parti: i primi quattro brani vedono gli Zu e Vandermark lavorare su composizione nuove [con Luca T. Mai che si dedica esclusivamente al suono scuro del baritono, lasciando al collega americano le altre ance], mentre i secondi quattro ci presentano un doppio trio formato da Zu + Spaceways Inc. intento a rileggere - come è nella tradizione di questi ultimi - il repertorio di Sun Ra, di George Clinton e anche dell'Art Ensemble of Chicago.

I pezzi in quartetto, scuri e materici, ripropongono il tipico "suono Zu", con le sue accelerazioni, le veloci sovrapposizioni ritmiche, le grottesche deformazioni melodiche, le apparenti stasi d'inquietudine, con in più un Vandermark pronto a slabbrare i confini del monolite sonoro con brucianti interventi solisti.

I quattro pezzi sono da bere tutti d'un fiato, come accade nelle performance dal vivo del trio romano, brevi e intensissime: un'alta concentrazione di energia [ma anche quanti passi avanti dal punto di vista strutturale, basta ascoltare "Vegetalista"!] da cui esplodono scintille cupissime di suono, spesso raccolte a riff con particolare incisività.

La seconda parte, quella in cui si aggiungono la batteria dell'immenso Hamid Drake e il basso di Nate McBride a completare il doppio trio, è - pur nella sua maggiore prevedibilità, una festa che si vorrebbe non avesse mai fine!

Si parte con le due batterie a sfidarsi prima di coagularsi in un groove micidiale: quello di "Trash A-Go-Go", che si sviluppa poi dopo il tema in uno spettacolare dialogo dei bassi rinforzato da un crescendo dei sassofoni, una meraviglia assoluta per ogni amante della musica nera, qui evocata nella sua dimensione di funk più sulfureo!

La scelta del "Theme De Yo-Yo" dalla colonna sonora di Les Stances A Sophie dell'Art Ensemble segue con naturalezza incredibile: due rapide enunciazioni del giro di basso e poi le batterie ingranano un groove di quelli che lasciano a bocca aperta, su cui il famoso tema prende il volo, tra brevi intersezioni di caos e accenti blaxploitation! Cult!

Ancora dal repertorio di George Clinton e di Sun Ra - che costituivano il songbook del primissimo disco degli Spaceways Inc, Thirteen Cosmic Standards by Sun Ra & Funkadelic- giungono "You and Your Folks..." e la conclusiva medley "We Travel the Spaceways/Space Is the Place", che si espande cosmicamente con travolgente vitalità.

Un disco che segna un altro passo - importantissimo - avanti nel percorso spesso scomodo scelto da Massimo Pupillo, Mai e Jacopo Battaglia e che regala i quaranta minuti più intensi ed energici che vi possano capitare dentro lo stereo di questi tempi! Bellissimo.

Valutazione: * * * * ½



Heavy, heavy jazz, and tough bass stomping skronk from the joined forces of Ken Vandermark's Spaceways Inc. & Italian heavyweights Zu! The first four tracks in the set are originals, beaten down in the quartet setting of Vandermark on reeds, J. Battalagia on drums, Massimo Pupillo on bass and Luca T. Mai on baritone sax. These tracks feature some seriously blunt, driving jazz skronk somewhere between Peter Brotzmann and 80s Chicago Touch & Go noise rock. Add Vandermark's masterful musicality to that latter element, and you can imagine how driving these tracks are! On the remaining four tracks, Spaceways crew members Hamid Drake and Nate McBride join the crew on additional drums and bass for arse-whomping workouts of Funkadelic's "Trash A Go Go" and "You And Your Folks. . ." Art Ensemble's "Theme De Yo Yo", and Sun Ra's "We Travel The Spaceways/Space Is The Place".



MESCALINA - Articolo di: Vito Sartor 
La fattoria dei suoni e sprazzi di avant-jazz personalizzano versi animaleschi in apertura di questo “Radiale”, nuovo lavoro dei pluri-nazionali/romani Zu. Il disco non fatica assolutamente ad entrare in sintonia con qualsiasi orecchio: ai suoni che cercano di imitare appunto, i versi di qualche animale strano, si alternano puri esempi di ambient metropolitano e tribale (merito della ritmica Jacopo Battaglia). La stesso logica sarà poi ripresa dal batterista Hamid Drake, che con i suoi compagni Spaceways Inc. darà sfoggio di bravura nelle ultime quattro tracce del disco.
Uno sguardo all'oriente e alle sue mille millenarie culture: con l'introduzione di "Vegetalista" ci immaginiamo immersi in una metropoli asiatica tra modernità funky, colonizzata dal classicismo orchestrale di sax, a volte suonati in simbiosi, a volte come a dialogare in dilettiche incomprensibili, tra veganesimo e new economy. Una forte componente teatral-musicale regna nel suond di questo nuovo lavoro facendoci credere di assistere alle prove generali per la colonna sonora di uno spettacolo teatrale: se pensiamo all'approccio oscuro di "Canicula" o ai ritmi cangianti su una base ritmica stabile (tra rock e jazz) di "You and Your Folks, Me and My Folks", tutto questo ci viene più facile da immaginare.
È sempre e comunque un lavoro d'insieme, non traspare mai alcun personalismo tra i componenti del quartetto e la necessaria presenza di tutta la band esprime la voglia sempre maggiore di coinvolgere diversi ospiti e collaboratori quasi fissi: la presenza del grande sassofonista Ken Wandermark (presente con gli Zu nei primi quattro brani del disco) ci aveva regalato forte emozioni free jazz già all'epoca di “Igneo”.
L'avvolgente carica groove di "Trash a Go Go" parla afro, come a volere omaggiare il gigante buono Fela Kuti: un funky-jazz tra Parker e Mingus che poggia sui canoni del post rock.
"Theme de Yo Yo" continua il discorso black, ma è spezzettata da continui incidenti sonici di sax alto e baritono (imitando l'andamento di uno Yo Yo) che si avvicinano alle atmosfere jazz-core di lavori passati: anche se ai ragazzi piace definire la loro musica semplicemente Soul (o musica dell'anima), come ci ha spiegato Massimo Pupillo in una nostra intervista poco tempo fa.
Non esistono linee d'orizzonte per questa band: le loro idee sono inesauribili, rinnovabili, i loro suoni sono partiti da un punto di vista che possiamo definire di "nicchia", se vogliamo usare un termine radiofonico da hit (non me ne vogliano), ma dal primo “Bromio” (1999) ne è passata di acqua sotto ponti. Oggi con “Radiale” abbiamo il sentore di una grande maturazione, sia sotto l'aspetto melodico, che sotto il profilo intellettuale. Ottima l'impronta di Bob Weston al mixaggio.
 
 
 
 Zu
Radiale (feat Spaceways Inc) di Domenico Mungo (e-mail: refused71@yahoo.it <mailto:refused71@yahoo.it>)

Un giorno John Zorn in vena di lapidarie e didascaliche confidenze, tratteggiò un’eloquente definizione per quello che tre ragazzotti romani si sforzavano di produrre attraverso l’intersezione di batteria, basso e sax tenore. Il mammasantissima della no wave newyorkese e abitatore della città nuda affermò, più o meno -se la memoria non ci inganna: “Gli Zu hanno creato una potente ed espressiva forma musicale che sbaraglia la maggior parte del sound delle bands contemporanee”. Ipse dixit.
Da allora in avanti il terzetto capitolino non si è mai fermato un istante. Viaggiano in lungo e in largo il globo terracqueo, passando con la nonchalanche degli immensi da gig negli squat più estremi e senzaddio alle ieratiche volte del Teatro Nazionale di San Pietroburgo, dove rappresentano l’Italia al Festival Internazionale di musica jazz e orchestrale. Suonano a Tokyo e New York e dopo un mese li trovi in provincia di Padova. Duettano con il trio Hip Hop Dalek e se la intendono con sua maestà Mike Patton. Cinguettano al cospetto di Jim O’Rourke e implodono sopra i Gastr Del Sol come se nulla fosse.
Un mattino squilla il telefono e da Washington Dc, fate conto la sede della Dischord, Guy Picciotto (si, proprio quello dei Fugazi) chiede a Massimo se vuole andare a strimpellare quattro corde in giro per il mondo insieme a lui e Terrie Ex e una mezza altra dozzina di supereroi del noise e del jazzcore internazionale con un progetto chiamato International Silence. Mentre Luca se la suona un poco di sax con i Karate.
Salgo fino in Alta Savoia, ad Annency, per vederli mettere in fila i The Ex in un auditorium miniaturizzato del Bouburg di Parigi e poi li ritrovo ad Hiroshima, Torino, insieme ai Girls Vs Boys. Apro il giornale e scopro che i No Means No li vogliono con sé nel tour europeo. Parli con Steve Albini e ti dice che ci ha messo mani e neuroni dietro le manopole di “Igneo”. Fanno il primo album, “Bromo”, nel 1999 in quartetto con Roy Paci. Ascolti “Zu Side e Igneo” e ti rendi conto che sono sublimi fino a quando non ti arriva “Live in Helsinki” che ne documenta ad imperitura memoria l’assolutezza della loro dimensione dal vivo. Ci mangio assieme un pacco di volte nei luoghi più improbabili, dalla mensa del Tora! Tora! a Nizza Monferrato o li invito al MEI per raccontare a tutti come si diventa degli immortali della musica indie mondiale e ti lasciano stranito per l’umanità e la simpatia epidermica con cui trattano chiunque. Con quella sottile strafottenza romanesca che fa dei loro ipertecnici set live un continuo narrare senza parole, un intrecciarsi di suggestioni e alchimie geometriche derivative e ispiratrici degli stati dell’inconscio imbevute di ironia.
E allora ecco che se devo raccontare di “Zu And the Spaceways Inc” sono sicuramente di parte. Ma tant’è, e vi dico che: prodotto da Bob Weston (Shellac) presso il Semaphore Studio di Chicago, “Radiale” è la summa degli esplosivi contest live fra il terzetto capitolino e il trio del poliedrico Ken Vandermark al sax, Hamid Drake alle pelli e Nate Mc Bride al basso appunto detti Spaceways Inc. Un lavoro dove si fonde l’essenziale minimalismo ipercinetico di batteria-basso e sassofono con suggestioni space, nowave e postpunk insieme. Un disco esperimento che prevede la condivisione in due sezioni radiali: la prima parte intitolata “ZU Quartet” dove il trio si completa della personalità di Vandermark e sforna quattro tracce claustrofobiche e siderali assieme, in cui spicca “Canicola”, torrida e asfissiante e “Tanathocracy” similare ad una soundtrack di un funerale nel sud Italia più profondo, composta da Ennio Morricone . Un suono saturo, che spazia dal dub, al funk, al jazz: in pratica Sun Ra e i Funkadelic di George Clinton destrutturati e riletti. Fantastico il compatto drumming afro di Drake che doppia Jacopo, ingobbito e hardcore, nel suono congiunto dei due terzetti nella seconda parte del cd, dove “Trash a go-go” di Clinton e “We Travel The Spaceways/Space is The Place” dei Sun Ra risuonano di due batterie, due bassi e due sax.
Unicamente Zu, etimologicamente chiuso in tedesco, vita in giapponese e fretta in francese: cosa c’è di più trasversale di questo? Nel nome il destino. Nella loro musica l’immortalità.