Press & Reviews

Igneo Reviews (ita 2002)

published 15/03/2015

 "Igneo, ma forse più pietra lavica, grafite, carbon  fossile. Questo nuovo  lavoro  degli Zu rigurgita dal suo interno composti  ferrosi  e diffonde tutt'intorno una  caligine maligna e vapori di zolfo…Che il nuovo  materiale fosse di notevole interesse lo si era già intuito nelle loro più  recenti esibizioni live ma  l'incisività che esso riesce a conseguire grazie  alla produzione di Albini è davvero sorprendente…L'ideale rappresentazione di un  suono senza coordinate  definite, libero e convincente. 7/8" Massimiliano Busti - Blow Up
 
 "Igneo rappresenta una splendida conferma e un  notevole passo avanti per gli  Zu…Un suono combustibile e cangiante dunque dove la  zorniana potenza  strumentale jazzcore i viluppi ritmici e i lamenti  lancinanti sono messi al servizio di composizioni libere di spaziare.  Vulcanico."  Vittore Baroni - Rumore
 
 "Un assalto al calor bianco agli schemi  convenzionali sia del jazz che del  rock, punti di partenza per svariare in continui
 saliscendi ritmico-espressivi  in cui tanto il sax di Luca Tommaso Mai quanto il  basso potente di Massimo Pupillo e il nervoso acompagnamento della batteria  di Jacopo Battaglia giocano un ruolo assolutamente paritario…Gli Zu…flirtano
  contemporaneamente con  tradizione e avanguardia…e lo fanno ancora una volta con classe e bravura oltre  che con encomiabili personalità e carattere."  Aurelio Pasini - Il Mucchio Selvaggio
 
 "Gli Zu sono un vanto per questa nazione avviluppata  su se stessa…mandano tutto  a carte e quarantotto."
  Sergio Porracchia - Mosaico
 
 "In Italia abbiamo una tra le band più quotate che  vi siano in circolazione  nell'ambito delle teorie free jazz applicate alle
  materializzazioni rock, noise o matematiche…gli Zu sono in grado di incidere quel  disco che un gruppo  (peraltro ottimo…) come gli Iceburn non è mai  riuscito a realizzare, perché  privo di quella spontaneità che consente agli Zu di  mediare perfettamente il  naturale estro interpretativo con una fine razionalità compositiva."  Roberto Michieletto - Psycho
 
"Una forma "libera", giocata su ritmi complicati, ma  molto emozionante."  Giorgio Casari - Tutto
 
 
Un gorgo basso/ batteria in stile Ex ( il gruppo olandese al quale il disco e’ “profondamente dedicato” ) inaugura il nuovo lavoro degli Zu, registrato a Chicago da Steve Albini in soli quattro giorni. Sulla scia di formazioni come il Denison Kimball Trio, i quattro musicisti italiani elaborano sul concetto di punk jazz. Ne emerge un suono urbano e modernissimo, che incrocia epoche e stili, i maestri del free jazz, i pionieri della No New York ,la generazione noise-core. Il misticismo di Coltrane, la nevrosi dei DNA, l’iconoclastia dei Big Black. Immagino che i Sonic Youth adorino questo disco. Di sicuro gli Zu si sono guadagnati il rispetto di Ken Vandermark, Jeb Bishop e Fred Lomberg-Holm (tutti passati nelle molte formazioni dei Flying Luttenbachers), che hanno collaborato alle sessioni di “Igneo”. Molto elegante la copertina del digipak, in stile Table of the Elements.
   Giudizio sintetico: gustoso.    (fabio barbieri)   Alias / Manifesto
 
 
Ci sono voluti 2 anni di tour, accompagnati da furiose improvvisazioni in sala prove e dal desiderio, come ci                  raccontano gli stessi Zu, di andare "avanti e uscire da una cifra stilistica ormai sicura", per giungere a questo Igneo, senza più la tromba di Roy Paci, ma con l'apertura ad amici e compagni di scorribande sonore d'oltreoceano del calibro di Fred Lonberg-Holm (violoncello), Ken Vandermark (sax tenore) e Jeb Bishop (trombone) e una scelta ben precisa: farsi produrre da  Steve Albini. Una scelta indubbiamente importante, il segno che lo sviluppo di un'idea passa anche attraverso il confronto con  personalità forti, fiducia ripagata dalla disponibilità di Albini e dalla libertà di scegliere assieme le possibilità sonore di questo progetto. E parallelamente una scelta che va a modificare leggermente l'approccio bruciante e immediato delle precedenti avventure Zu, per creare delle strutture in cui i 3 ospiti chicagoani possano trovarsi a loro agio e inserirsi in uno spazio che permetta loro di liberare la forza improvvisativa. Non mancano, come di consueto, le trame fittissime e                        spasmodiche cui il gruppo ci ha abituato, e il suono è proprio come il titolo del disco promette, ma si scorgono anche delle aperture in cui si inseriscono il sassofono abrasivo di Vandermark, il violoncello di Lonberg-Holm che sferza sciabolate elettriche e, nella lunga traccia finale in sestetto, il trombone di Bishop, a dare una composizione materica più sfaccettata alle nuove composizioni. I brani sono belli e si sente il continuo lavoro di affinamento che concerto dopo concerto, prova dopo prova, si è creato, tanto che Zu respira veramente come un organismo unico, portatore di una urgenza esplosiva che poche realtà musicali oggi hanno, a prescindere da ogni altra valutazione.Che comunque, nel caso di Igneo come in passato, è molto più che positiva. Enrico Bettinello    ALLABOUTJAZZ    
 
   
 
Nuova uscita per l’etichetta indipendente italiana Wallace Records, nuovo album del gruppo romano Zu, intitolato ‘Igneo’.
Ulteriore conferma per una band ,quella dei simpaticissimi membri (verifica effettuata con intervista, a presto su codesto sito con tanto di recensione del concerto di Terni), quali Jacopo Battaglia alla batteria, Massimo Pupillo al basso e Luca Tommaso Mai al sax baritono e alto. Come se non bastasse il disco è stato registrato e missato da Steve Albini nel suo studio a Chicago, gli ospiti presenti nei solchi sono Ken Vandermark al sax tenore, Joe Bishop al trombone e Fred Lonberg-Holm al violoncello, tre dei nomi che stanno ridefinendo la scena improvvisativa di Chicago. Passando come d’obbligo all’ascolto ripetuto (necessariamente dovuta la ripetizione per la salvezza sonica dell’anima) si resta quasi stupefatti da “cotanta e cosiffatta” classe e stile nell’esecuzione dei loro brani, mai così energicamente “suonati”. Infatti cosa che colpisce favorevolmente è che gli Zu, oltre ad una tecnica perfetta che sfiora il virtuosismo senza però ricaderne nelle secche autocelebrative e tale da permettere loro di spaziare dalla A alla Z dell’improvvisazione/free jazz/cacofonia dolce come il miele e tremendamente stimolante, uniscono un’energia ed una carica che li fa trasfigurare in un iperaccelerato ed incazzato (a ragione, dato che sta giustamente sempre dalla loro) gruppo post-harcore, post-punk (di quello buono), post-tutto. L’album potrebbe essere la risposta a molti interrogativi sul senso dell’esistenza non solo musicale, basta leggere i titoli di alcune delle composizioni presenti: The Elusive Character Of Victory oppure Solar Anus, Arbor De La Esperanza Mantenente Firme, Monte Zu, o l’ultima intitolata Mar Glaciale Artico. Mai titolo fu così azzeccato dato che dopo che la puntina o il laser ha finito di girare il silenzio che segue è tipico di un rito sciamanico andato a buon fine, di un colore (bianco) che porta la pace nella mente e nel cuore, di un ordine che il trio, supportato da graditi ospiti alla tavola della musica, cucina ridefinendo e riattualizzando le geometrie del caos. Ogni strumento dopo ricerca catartico/improvvisativa in assolo si combina agli altri nella fulgida geometria frattalica di un un fiocco di neve sonica che ricopre appunto il mar glaciale artico del disco, con una cosa in più: il calore del loro trasporto nel suonare/vivere la musica che amano. Sorgente che miracolosamente si riattiva ad ogni ascolto. Approfittatene quindi nei momenti bui e freddi della vostra esistenza, la pila termica Zu è a vostra disposizione. Per finire “la classica frase retorica”: un vero e proprio capolavoro.      KATHODIC Marco Paolucci 
 
 
 
Erano mesi che non ascoltavo album potenti e dinamici come questo. Gli Zu, con le loro pirotecniche acrobazie strumentali, sono uno di quei gruppi in grado di ridicolizzare la tendenza ad incamerare il suono all’interno di categorie predefinite. Ascoltando Igneo non si sa bene dove cominci il rock e finisca il jazz, si tratta “semplicemente” di un suono/musica espressionista dalla forte componente ritmico-compulsiva, frutto dei precisi incastri tra basso, batteria e fiati. Un vero luna-park infernale, in cui perdersi, ritrovarsi, soffrire e divertirsi, provando sempre e comunque emozioni forti. Per dovere di cronaca i visitatori sono informati dell’avvenuta collaborazione con K. Vandemark, J. Bishop e F. Lomberg-holm (vale a dire alcuni dei nomi più illustri dell’attuale scena Chicagoana) e della valorizzante registrazione di un certo S. Albini. Focosamente consigliato. Salvo Senia / succoacido