Articles, reflections and thoughts by ZU

American Tour Diary 2003 (it)

published 15/03/2015

Zu

American Tour Diary 2003 
 
 
4 settembre Chicago, Empty Bottle.
Zu, The EX, Hamid Drake, Ken Vandermark.
 
Serata organizzata dai nostri zii olandesi The Ex, arrivati il giorno prima per fare un breve tour di 2 settimane e registrare il nuovo album sempre da Steve Albini all'electrical audio. Una serata speciale... Un primo set di impro dove si mischiano, in formazioni casuali, i vari musicisti. Il risultato e' fantastico, il pubblico risponde alla grande. Empty bootle e' sold out stasera, un inferno di gente. E' impressionante vedere tutto questa gente mantenere un silenzio assoluto durante i vari mini-set, per poi esplodere alla fine di ognuno. Una ovazione dietro l'altra. 
Un venti minuti di pause per salvare le orecchie e bere (tanto) e poi si riprende. Nel secondo set ogni gruppo suona tre pezzi ospitando sul palco altri musicisti. Apriamo noi, invitando Andy Ex a suonare la chitarra su "epidurale". Due minuti e quindici secondi di follia. Poi invitiamo Hamid, Ken e Jos Ex a suonare una versione assassina di "Monte Zu". E' stato semplicemente grandioso! Finiamo con "Muro Torto" accompagnati dalla chitarra/trattore di Terrie Ex...un finale al rumore bianco. Poi e' la volta di Ken ed Hamid che invitano gli Zu al completo a chiudere il loro set suonando "Space is the place" (ancora lei!). Chiudono i The Ex, che dopo aver invitato me e Luca a suonare un pezzo chiamato "Konono Nr. 1", concedono a tutti un bis da brividi. Una canzone tradizionale etiopica, cantanta da Kat. Un momento davvero magico, a coronamento di una serata memorabile. 
 
 
5 settembre Chicago, Abbey Pub.
La serata propone oltre a Zu, che aprono, le Erase Errata e ancora i The Ex.
 
E' stata una giornata strana, riusciamo a recuperare gli strumenti (che poi saranno quelli che useremo per tutto il tour) mezz'ora prima di iniziare. Massimo e' riuscito ad avere in prestito la testata di Albini da Albini, dato che non si e' trovato un trasformatore serio per la sua. La batteria che mi hanno prestato per il tour è messa piuttosto male, comunque meglio di... 
L'abbey pub e' grande ed e' sold out. 
Ci catapultiamo sul palco senza sound check. Di solito questi sono i concerti migliori per Zu. Questa volta, pero', scendiamo dal palco non proprio soddisfatti nonostante la reazione del pubblico sia stata buona. Vabbe', è andata. 
Vediamo 2 minuti 2 del concerto delle Erase Errate (evitando ogni commento), poi ci ritroviamo tutti a mangiare al ristorante accanto al club. Torniamo in tempo per vedere tutto il concerto dei The Ex, stasera in grande spolvero... in forma strabiliante! Suonano quasi due ore, costretti dal pubblico a concedere 3 bis. Serata riuscitissima. 
Domani 500 miglia per Kansas City. Andiamo via presto, dopo aver dato appuntamento agli Ex a novembre in Austria dove suoneremo ancora insieme. 
Buonanotte. 
 
 
6 settembre Kansas City, El Torreon.
 
Ci mettiamo in viaggio di buon ora. La strada e' lunga. La I80 sara' quella che batteremo di più in questo inizio tour. Una linea retta che parte da NY per finire a San Francisco. Attraversiamo l'Illinois e parte dell'Iowa, poi usciamo sulla I35 che ci porta diritti a Kansas City. Il Torreon e' un posto costruito nel 1927 appositamente per permettere alle big band del jazz di suonare a Kansas City. Qui' e' nato ed ha suonato Charlie Parker. 
Non c'e' molta gente stasera al Torreon. La data e' stata chiusa solo qualche giorno fa, e quindi non e' stata promossa a dovere. Comunque il concerto viene fuori bene, il poco pubblico gradisce e tutti comprano un Cd. 
Dormiamo a casa di Mark (un loft piu' grande del Torreon), un ragazzo della band che ha aperto per noi stasera. Buonanotte! 
 
 
7 settembre Denver, Larimer Lunge.
 
Direzione West. 
Guidiamo,o meglio, Giulio guida, per tutto il Kansas. 
Intorno solo campi, tutto completamente piatto, siamo nel profondo mid-west. 
Finalmente il "colourful" Colorado, come recita il cartellone di benvenuto, ma in realta' non cambia niente, neanche il colore dei campi... gialli. Andiamo a sbattere su Denver. Tre grattacieli ed tristissimo ed infinito sobborgo. Rimaniamo impressionati dalla quantita' di senzatetto che incontriamo per le strade. Arriviamo al Larimer Lounge, stasera quattro gruppi. Noi per ultimi, suoneremo all'una. Chiediamo dove ci faranno dormire e ci rispondono che "U.S it's not like in Europe" (ma dai?). 
Troviamo un motel da dove non ci muoveremo fino all'indomani. Massimo ha la febbre. Annulliamo il concerto. Abbiamo altre tre settimane di tour e migliaia di miglia da percorrere...meglio riposarsi. 
 
 
8 settembre Salt Lake City, Kilby Court
 
Partiamo da Denver tardi, ce la prendiamo comoda. Si va in direzione nord per riprendere la neverending I80, attraversiamo il wyoming che una volta era la terra dei Cheyenne, mentre ora e' terra di... Lo spettacolo delle Rocky Mountains ci lascia a bocca aperta, ma meno stupiti di come Giulio riesce ad infilarsi una melanzana del wyoming su infra le chiappe. Uno spettacolo esilarante, che in mezzo alle praterie assume contorni demoniaci. 
Massimo si e' ripreso concedendosi all'uso di efedrine, guarana', jin seng. Stava talmente bene che lo abbiamo ripreso al confine con lo Utah che ballava la quadriglia in mezzo ai bufali. 
Luca e' talmente fuori che, con il passaporto in mano, grida che l'ha perso, accusando gli indigeni di Salt Lake City. 
Jacopo invece e' occupatissimo ad elencare i suoi acciacchi ad una ragazza cercando di suscitarle lo spirito materno, ma lei preferisce scomparire in un fiume, emulando la figlia di Albano. 
ehm.
a presto.. 
 
 
9 Settembre San Francisco, Bottom of the hill.
 
Eccoci pronti per una nuova prova di nervi: oggi il programma e' Salt Lake City (Utah) - San Francisco (California). In mezzo il Nevada con il suo invitante deserto. In tutto 736 miglia, che vuol dire circa 1500 km. 
Siamo attesi per le 6/7 dai Dalek e dai promoters del concerto. Ce la faremo? Perplessi, prima di iniziare questa traversata, ci buttiamo dentro un diner per una tipica, energizzante colazione americana (quella del campione). 
La molla che fa cambiare prospettiva al viaggio e' data dalla cameriera che ci chiede da dove veniamo e dove siamo diretti. Guardandoci, rispondiamo che siamo quattro ufologi italiani diretti alla misteriosa "area 51" in cerca di un contatto con gli alieni in prospettiva di una nuova era basata su scambi pacifici tra altri mondi. La cameriera, per niente stupita, ci augura buona fortuna. 
Cosi’, vestiti i nuovi panni di contattisti, ci imbarchiamo sul nostro dodge alla volta di San Francisco. 
Arrivati, la prima sorpresa e' leggere un cartello davanti al locale (bottom of the hill) che annunciava che Zu non suoneranno perche' in ritardo. Vabbe'. 
Scarichiamo, montiamo, un check veloce ma efficace grazie alla perizia di Giulio, che stasera ci ha veramente impressionato. 
Suoniamo...il set e' il contrario di 13 ore di viaggio in mezzo al deserto: corto, dinamico, ricco di tonalita'. I presenti sono entusiasti, tutti comprano i CD. Rilassati, ci salutiamo calorosamente con i Dalek, felici di incontrarci ed eccitati in vista di un tour di due settimane insieme. Prima del loro concerto assistiamo ad un set di un gruppo hip hop locale: un ensemble di neri, bianchi, chicani a tratti divertente, a tratti caricaturale, che pare di essere in un telefilm. Finalmente i Dalek, semplicemente devastanti. 
A fine serata, ormai provati ma soddisfatti, quando si sta' rilassati a bere una birra parlando coi Dalek ecco che... 
Welcome to California. 
Dormiamo dal fonico dei Melvins. 
Notte... 
 
 
10 Settembre San Diego, Casbah.
 
Ormai 500 miglia sono una distanza a cui ci siamo abituati. Arriviamo addirittura in anticipo, aspettiamo che apra il locale sparando stronzate coi Dalek, guardando gli aerei passare 10 mt sopra le nostre teste (l'aeroporto e' dall'altra parte della strada) e cercando di scattare una foto che possa suscitare un minimo di interesse al nostro ritorno a casa. Il Messico e' li' a portata di mano ma lo scioglimento del gruppo sarebbe automatico un metro dopo il confine, cosi' preferiamo rimanere lontani da Tijuana, chiusi nel furgone ad ascoltare un po' di Nu metal, il nostro genere preferito da qualche ora. Ispirati da questa musica pregna di significati e di magia, suoniamo un set devastante che manda di corsa a casa i 20 paganti. 
California Uber Alles. 
 
 
11 Settembre Los Angeles, Echo.
 
Un club a sunset boulevard, l entrata a LA e ' assurda, un’ora e mezza di traffico sulla hollywood freeway, il locale e' proprio alle pendici di hoolywood, ma complice l’11 settembre l’aria che si respira e' tutto sommato abbastanza modesta. Pensiamo di non suonare e invece fare il giro delle ville delle star. Ci dividiamo: Massimo sceglie di andare a trovare Gene Simmons dei Kiss, invece rimaniamo a girare li intorno e a cercare un messicano dove mangiare... il club e' assurdo, sembra un film di David Lynch, pieno di lucine, tavolini che per fortuna toglieranno per il concerto, un fonico assurdo. 
Prima dei concerti c'e' una specie di gala in cui i californiani assaggiano del vino con un presentatore che sembra che stia ai Grammy Award. Tra l'altro ce lo offrono, peggio del tavernello. Decidiamo di stare su in camerino coi Dalek a guardare un dvd (“Rushmore”). Nel frattempo arrivano vari musicisti losangelini: i Melvins con Jello Biafra (stanno registrando il nuovo cd insieme), Nels Cline, gli Isis, un gruppo Ipecac che si e' trasferito da Boston a LA una settimana fa. Chiaccheriamo un po’ con Dale, il batterista dei Melvins, con cui abbiamo suonato in Italia non più di due mesi fa. É molto tranquillo, e infatti i Dalek vanno a dormire da lui, mentre noi andiamo da Nels Cline alle pendici dei monti fuori LA, in una bellissima casa tutta in legno e piena di vinili. 
Rimaniamo fino a tardi a chiacchierare. Nels e' in mezzo a 300 progetti, ci regala il suo nuovo cd in duo con Thurston Moore. Massimo vuole sapere tutto dei suoi progetti con Mike Watt, e' bello continuare ad incontrare musicisti con cui si crea amicizia e interesse reciproco. 
LA e' uno strano posto, non possiamo dire di aver visto molto, ma e' diversa da come ce la aspettavamo, in qualche modo più tranquilla. 
Ci aspetta il deserto dell’Arizona per arrivare a Phoenix. 
 
 
 
12 settembre Phoenix, Modified
 
Attraversiamo il deserto dell'Arizona dove ci fermiamo per qualche ora aspettando il tramonto. E quando arriva ci mozza il fiato, ce lo godiamo in silenzio, un silenzio rigenerante, chi seduto sul tetto del furgone, chi su un enorme masso ai piedi di una montagna. I colori sfumano dall'arancio al viola fino a quando il buio inghiotte tutto.
Arriviamo a Tempe, sobborgo di Phoenix. Il modified e' una piccola galleria d'arte con un piccolo impianto ed un acustica che più tardi si rivelerà terribile. I Dalek ci presentano un loro caro amico, Bob, che poi ci ospiterà per la notte. Andiamo a cena a casa di Bob che ha cucinato per noi... Suoniamo davanti ad una trentina di persone. Il concerto non appartiene certo alla categoria "indimenticabili" per via di una acustica a dir poco disastrosa. Andiamo avanti per una mezz'ora fino a quando le orecchie non cominciano a sanguinare, poi assistiamo ad un concerto altrettanto caotico dei Dalek. Per finire la serata improvvisiamo un party ad alto tasso alcoolico...fino a svenire letteralmente.
 
13 settembre Tucson, Solar Culture
 
Ci alziamo con moltissima calma. La stanza dove abbiamo dormito è ancora invasa dalle scimmie. Solo nel primo pomeriggio riusciamo a scrollarcele di dosso e a metterci in moto per Tucson (pasto turco... migliore da quando abbiamo messo piede sul territorio americano).
Il Solar e' veramente un posto caratteristico: un capannone a ridosso delle rotaie dove spesso passano treni merci che sembrano infiniti. Anche qui le pareti sono ricoperte di quadri di artisti locali ma l'impianto audio e' di quelli seri. Ci permettiamo addirittura un sound check (cosa che non capita quasi mai quando si e' in tour negli US). Il suono e' talmente buono che decidiamo di suonare tutto il nuovo materiale. Vengono un centinaio di persone. Ad aprire c'e' un gruppo Hip Hop davvero trascinante, anche i testi sono interessanti. Will dei Dalek e' talmente entusiasta che invita uno degli MC's a fare un salto a N.Y. per registrare qualcosa. AWESOME!!!
Tocca a noi. La scaletta e' totalmente stravolta, il concerto e' piu' lungo. I pezzi nuovi riescono piuttosto bene anche se suonati dal vivo per la prima volta. 50 minuti molto intensi con qualche inevitabile indecisione. Comunque i presenti reagiscono alla grande. Verso la fine del nostro set, durante un impro giocata su dinamiche bassissime, il suono di un treno che passa investe tutta la stanza in maniera violentissima... un finale perfetto! Salutiamo il pubblico, un buon concerto. 
Tocca ai Dalek, che quando c'e' un buon impianto ti sdraiano... Restiamo a chiaccherare a lungo. Tucson ci e' piaciuta.
 
16 settembre New Orleans, Le Mermaid's
 
Dopo due giorni off, che ci sono bastati giusti giusti per attraversare quella enorme terra di nessuno chiamata Texas, arriviamo a New Orleans. Lousiana. Il delta de Missisipi, o' blues, il voodo, la figlia di AlBano... la schiavitù che ancora e' nell'aria. Anche se non vediamo molto, alcune parti della citta' (in particolare quelle dove ci perdiamo alla ricerca del locale) sembrano rimaste sospese nel tempo. Questa citta' sembra essere stata inghiottita dall'inferno per poi essere risputata sulla terra. E' strano vedere tutti questi turisti sorridenti camminare per strade dall'aria inesorabilmente decadente... strano effetto, boh, sara' per via dell'umidita'?
Comunque dopo aver gironzolate per qualche ora arriviamo al club, anche questo dall'aria molto decadente, e facciamo il miglior concerto del tour (almeno fino ad ora). C'e' anche un bel po' di gente, al contrario di quello che prevedevano i Dalek, preoccupatissimi per questa serata. Stasera spacchiamo, siamo rilassati, parliamo molto col pubblico, suoniamo tutto alla perfezione (scaletta ricambiata in corsa!).
Cresciamo noi e crescono anche i Dalek, che fanno anche loro la loro porca figura. Alla fine ci diciamo che domani sara' un disastro, ha portato bene. Mi cala la palpebra. buonanaaaanootte.
 
17 settembre Gainesville, Common Grounds
 
Siete pronti per un racconto a base di ragazze siliconate, uomini muscolosi e jeeponi pick up enormi? Ecco la Florida.
Arriviamo a Gainesville pensando che sia una data minore rispetto alle stracitaddine gia' consumate. Ci ricrediamo vedendo il programma del posto. Di qui, ci diranno, passano tutti... sarà il nome beneaugurante della città? "Gainesville", citta' del guadagno.
Alap dei Dalek ci accoglie dicendoci che sara' una data "sucks", Will interviene ribattendo che ogni volta che Alap dice cosi' succede sempre il contrario. Infatti, sia per noi che per loro sara' un gran concerto. Il posto è pieno di gente accalcata. Prima di iniziare mettiamo un cd di Morricone per introdurre il pubblico alla melodia italiana. Attacchiamo a volumi contenuti per poi esagerare man mano che l'atmosfera si surriscalda, "Monte Zu" si rivela la scena madre del concerto, i ragazzi in prima fila, addirittura, ballano, finiamo con una "Villa Belamonte" infuriata e sudata come un concerto dei bloody riot (?). 
Dopo di noi il diluvio Dalek, un pugno allo stomaco addolcito da una forte dose di romanticismo... come mangiare fragole sott'aceto.
Alla fine, stanchi, ci rilassiamo cazzegiando, chiedendo ad Alap di farci delle previsioni medianiche alla Giucas Casella sui prossimi concerti.
Ora e sempre "sssssssssucks".
 
18 settembre Atalanta, The Earl
 
Eccoci arrivare nella parte est della citta'. Prima del locale attraversiamo una zona sinistra, capannoni dismessi e case fatiscenti, le facce che si vedono sono poco rassicuranti. Dopo tre isolati la zona cambia e fortunatamente siamo a destinazione.
Il "The Earl" è diviso in due zone. ristorante e sala concerti. Bello, molto poco formale e sopratutto gestito da persone gentili. La serata si preannuncia lunga, siamo 4 gruppi, quindi la prima cosa da fare in questi casi per non impolverarsi è mangiare. La cucina è una della migliori (visto il livello medio bassisimo) che abbiamo trovato negli Usa, anche se gli accostamenti tra ingredienti sono quantomeno assurdi... come quando si torna a casa alle tre di notte dopo una serata a fumare cannabis con gli amici: qualcosa tipo gustosissima zuppa di fagioli avanzata, guarnita di alici marinate e mortadella. In quei casi ti chiedi perfino perchè non hai mai pensato di aprire una rosticceria. Be', qui è la normalita'.
I concerti inziano. La prima band sembra una caricatura dei Marilyn Manson senza i soldi per il trucco. Siamo perplessi; lo saremo ancora di piu' quando sapremo che un manager della Atlantic Records è venuto per sottoscrivergli un contratto.
La seconda band, invece, è interessante, un misto di noise e improvvisazione, con una buona dose di ironia... ci danno la giusta carica per salire sul palco.
Iniziamo forte, l'impianto ci supporta a dovere, dopo il primo pezzo la risposta del pubblico è subito calorosa, il che fara' di questo concerto un frullato di energia, molte battute con il pubblico, insomma la giusta "pappa" che piace noi...temperatura ad alta gradazione, tanto che il finale di "villa belmonte" (brano con cui chiudiamo ancora) avrebbe sostituito degnamente i fucili che condannarono Mussolini.
Passiamo il testimone ai Dalek che continuano e "aggravano" questa linea. Pare di essere in un cantiere stradale. Martelli pneumatici, bulldozer, betoniere e Will, casco giallo in testa, che dirige i lavori rappando. In ultimo passa il microfono sui monitor, riproducendo l'agghiacciante sirena di fine lavoro.
Tutti a casa, il cantiere chiude.
 
20 settembre New York, North Six
 
Arriviamo a N.Y. dopo aver passato un day off in una Washington appena spazzata dall'uragano dove ci hanno ospitato Joe Lalli dei Fugazi, con la sua consorte italiana (romana) e la loro bellissima bambina.
Il North Six si trova a Brooklynn, Williamsburg. Questa parte della città è molto cambiata, due anni fa' qui non c'era niente, ora invece pullula di locali e ristoranti "fighetti". La sala concerti è davvero grande, l'impianto super. Stasera 5 grupppi, noi secondi dalek quarti... ed è un peccato non poterci passare il testimone stasera, dato che questa è l'ultima data insieme.
Comunque, come al solito qui' N.Y. ci sono un sacco di concerti la stessa sera. Uno su tutti, quello dei Sonic Youth... e sarebbe stato bello vederli nella loro città.
Quando inizia il primo gruppo nella sala non c'è praticamente nessuno. Tocca a noi e ci sono 20 persone. Ok, decidiamo per un set brevissimo. 20 minuti in cui non succede niente di eclatante, a parte un semi spogliarello di Jacopo dietro la batteria. Il gruppo che hanno messo dopo di noi è veramente deprimente, l'unica cosa da salvare è la ragazza del chitarrista. Tocca ai Dalek e il numero dei presenti è salito a 50, ma si capisce che non è serata. Chiude un gruppo di cui non ricordo il nome dove suona qualcuno dei Pansy Division, forse quello che chiedeva a Jacopo di non rimettersi i pantaloni?
Serata finita, abbraccioni coi Dalek, che si prenderanno una pausa di annetto dopo un anno e mezzo sempre in giro... quanto li invidio. Andiamo da Mike, driver dei Dalek, dove saremo ospiti nei prossimi 4 giorni.
 
22 settembre New York, Star Food
 
Passiamo 2 giorni off.
Chi spende tutto in cd, chi cerca un paio di scarpe che non troverà mai, chi si fa un tatuaggio, chi se ne fa coprire un' altro, chi va a trovare un amico a Manhattan, chi si perde e si fa fermare dalla polizia in piena notte, chi dorme fino all'una e chi sveglia alle nove.
Ron Anderson organizza questo concerto in un piccolo club di manhattan... il posto è piccolo e si riempie facilmente. Prima di noi suonano 2 gruppi, entrambi interessanti. Il primo con una line up classica 2 chitarre, basso e batteria e suonano davvero storti e "giovani". Poi tocca ai Pak, il gruppo dove Ron suona la chitarra. Anche loro molto bravi, molto vicini ai Ruins, forse un po' troppo vicini ai Ruins. Anche il nostro concerto riesce piuttosto bene, suoniamo molto puliti...di certo non è una serata memorabile ma alla fine del concerto è un piacere fermarsi a chiacchierare con i ragazzi venuti a vederci. Alziamo un po' il gomito e torniamo a casa, sfranti.
 
24 settembre Boston, Art Gallery
 
Poco da dire.
Piu' che un concerto è un incontro tra noi e i musicisti improvvisatori dell'area di Boston. Tutto organizzato da Nate, che avevamo salutato 3 settimane fa a Chicago. Stasera Zu, Nate, una pianista koreana fulminata, un altro batterista e un trombonista davvero bravo.
Vengono estratti dal pubblico i nomi di chi suonerà insieme. 4etti, 3i e 2i e un paio di impro tutti quanti insieme. Ma più che impro quello che si suona assume i contorni di una jam. La serata scivola via tranquilla. Aspettiamo momenti migliori per spaccare.
 
25 settembre Providence, The Syckle
 
Il " The Syckle" si trova al terzo piano di un grande edificio nella zona industriale di Providence. Un posto che ci è stato consigliato dagli Arab on Radar, un enorme loft dove vivono un paio di persone. Una di questi è Chris, che è il primo a presentarsi. L'aria che si respira è quella degli squat nord europei. Chris ci spiega che questa parte della città è tutta in mano alla mafia, basta che paghi l'affitto e poi puoi anche organizzare nel salotto di casa e nessuno ti dice niente.
Decidiamo di suonare per primi in modo da poter tornare a Boston per dormire da Nate che ci garantisce 4 letti.
Prima del concerto, in una piccola sala cinema, vengono proiettati dei cortometraggi animati fatti dai ragazzi del posto. Viene parecchia gente stasera, il pubblico è perlopiù composto da teen ager, nessuno beve e nessuno fuma. Penseresti ad un pubblico un po' freddino, invece, dopo il primo pezzo, questi studentelli sembrano già indemoniati. Il concerto spacca, stiamo suonando quasi del tutto in acustico ma c'è una "pacca" della madonna. Fino ad un finale al limite del ricovero in un manicomio criminale. Tutti si avvicinano a comprare il cd, hanno avuto la loro dose abbondante per stasera, ma ne vogliono un po' da portarsi a casa.
Comunque, dopo un performer davvero singolare, comincia un' altro gruppo, che suona sul tetto del palazzo di fronte (non scherzo) con il pubblico seduto sulle scale antincendio... cosa che risulterà essere l'unica fonte di interesse.
Scappiamo... più tardi quando siamo all'imbocco dell'autostrada sentiamo ancora un rumore infernale arrivare dal the Sickle ormai a due miglia di distanza dietro di noi.
 
26 settembre Boston, Midway Cafe'
 
Il Midway Cafe' è un locale che si trova nella zona sud di Boston, chiamata "Jamaica Plain" e quando entriamo non fa certo l'effetto del Middle East dove 2 anni fa' avevamo suonato, davanti a 500 persone, il piu' bel concerto di quel primo tour negli states.
Il locale è un po' fuori mano, fuori dal centro, ma comunque viene un sacco di gente e qualcuno è costretto a restare fuori. Stasera 4 gruppi.
Incontriamo Jeff e Gavin dei Karate, davvero dei cari amici, appena tornati dall'Europa e ceniamo con loro in un ristorante niente male vicino al club. Siamo molto rilassati, aspettiamo il nostro turno per salire sul palco... e quando saliamo facciamo l'inferno. In assoluto il miglior concerto del tour. Boston ci porta fortuna?
Stasera siamo entrati in totale sintonia con il pubblico che conosce i pezzi, chissà per quale ragione, ed è addirittura capace di ballare ogni pezzo.
C'è stato un momento fantastico in cui Jacopo ha chiesto al pubblico di dare i 4, scenetta che ripete ogniqualvolta sembra essere la serata giusta. Prima uno poi due tre persone hanno provato e noi non partivamo. La cosa è andata avanti per qualche minuto, fino a quando tutti, ma proprio tutti, hanno cominciato a dare i loro 4 e urlare da far tremare le pareti. Poi, quando siamo partiti, hanno cominciato a pogare, cosa che capita raramente ai nostri concerti.
Finiamo con una cover dei Ramones, "beat on the brat" che il pubblico canta insieme a Luca che oramai ha abbandonato il sax per vestire i panni di un Rollins un po' troppo in carne dopo aver ingerito un cocomero sano.
Gran serata... punk rock.
 
27 settembre Youngstown, Nyabinghi
 
Youngstown, Ohio, non Indiana come pensavamo. Infatti sono all'incirca 200 miglia in piu'... arriviamo distrutti. Piombiamo dal nulla in mezzo al nulla, in un film di David Lynch. Il locale è davvero grande ma con un aria surreale, manca solo il nano che balla il tip tap con tanto di bastone. Pensi che Laura Palmer potrebbe arrivare da un momento all'altro, ma non arriva ne' lei ne' nessun altro, o quasi.
C'è un gruppo di Boston che suona prima di noi e ci cattura immediatamente.
Bravissimi, il pop piu' storto che abbia mai sentito... poi suoniamo noi davanti a loro e qualche altro spettatore attonito.
Alla fine comunque qualche coraggioso compra pure il cd.
Smontiamo e vediamo il posto dove vorrebbero farci dormire. Capiamo che la fuga è l'unica via di salvezza. Sgommiamo via col nostro fido dodge mentre un 16enne brufoloso e logorroico continua a parlarci di quella volta che...
seeee...ciaaaaooooooooooo
 
28 settembre Indianapolis, The Historic Melody Inn
 
Ultima data del tour.
Di "historic" il Melody Inn c'ha veramente poco.
Altra situazione lynchana, resa meno inquietante dai promoter del concerto, veramente simpatici. Il manifesto dello show ritraeva due belle ragazze bionde, che imbracciano due chitarre, toccarsi le tette. Poi il nome delle band, Free Smut e Zu.
Free Smut...hmmmm... gia' fantasticavamo l'incontro con le biondo/tettone, il party aftershow a base di droghe pesanti, biancheria intima sparsa per tutta la stanza, con un pezzo dei Doors in sottofondo, e noi a ballare nudi con le free smut sotto lo sguardo di un saggio fantasmino indiano americano, quando si presenta il cantante: uno che potrebbe aver fatto parte dei Tad, in quanto una specie pallone aereostaico con due braccia e due gambe lunghe come una lattina di coca e una testa ricoperta di capelli lunghi e sudici e barbabrutta.
I Tad a me piacevano, almeno musicalmente, i Free Smut invece fanno davvero cagare e oltretutto suonano per quasi un'ora prima di noi, fino alla noia...
Noi in realta' non ci annoiamo, anzi, ci spacchiamo di risate per la situazione incredibile in cui siamo capitati. Del resto è l'ultima data e domani si vola a casa. Divertiamoci...
Il nostro concerto dura la meta' del loro, ci divertiamo, si diverte pure chi sta li a sentire. Scendiamo dal palco dopo averlo praticamente raso al suolo e dopo aver ringraziato Giulio che si è fatto circa 10.000 miglia al volante "all around the country".
Abbiamo finito, staremo fermi perlomeno un mese, non capita da un po'.
Voliamo a casa, non è ancora il momento di tirare le somme, quello che abbiamo fatto lo capiremo bene tra un po' di tempo.
Keep on rockin' in a free world
 
Zu
Jacopo Massimo Luca