Articles, reflections and thoughts by ZU

Zu's Log From Asian Tour 2005 (it)

published 15/03/2015

Seoul 2005-09-01

 
Giorno zero- nell’ altrove
 
Dopo 16 ore dalla partenza da Roma, transfer ad Amsterdam incluso, arriviamo a Seoul: il volo passa sulla Siberia , il Tibet e la Cina e riusciamo anche a veder qualcosa fra i monti e rotaie di un treno! Con appena una mezz’ ora di sonno usciamo in questo grande “altrove” che per noi e’ la Corea, un territorio non certo comune per i tour. Forse vi chiederete come siamo capitati fin qui e ve lo diciamo fra poco. 
 
L’ aereoporto e’ immenso, e spoglio come un monastero Zen. Le prime impressioni: coreani gentilissimi , le guardie dell’ immigration che a differenza dei sospettosissimi colleghi statunitensi , qui ci sorridono e ci chiedono solo che musica facciamo.
 
Andiamo incontro a qualcuno che non conosciamo di persona e che ci ha invitato qui. Ci sara’ davvero o sara’ tutto uno scherzo? All’ uscita ci aspetta puntualissimo il cartello “Zu” ed un autista che senza dirci una parola di inglese ci porta a downtown Seoul. Seoul e’ caldissima, oltre 30 gradi, e umida. La periferia sembra quella di Mosca: centinaia di palazzoni grigi e rosa contrassegnati da un numero crescente. Ogni tanto, dei laghi , e prati con dei fiori rossi - non riusciamo a capire cosa siano. Arriviamo all ‘ hotel, il direttore dell audio Art fesival, Jeajoon Ryu, un giovane compositore coreano che ha studiato in Europa con Penderecki, ci aspetta. Tutto inizia per il meglio- ad esempio l ‘hotel e’ un 5 stelle, che ogni tanto ci sta bene- e lui esordisce subito con il pagamento del concerto in anticipo – pratica poco diffusa ! Piano piano passiamo dal formale all amichevole, e Jeajoon ci porta subito a mangiare tipico coreano, cioe’ un mix di giapponese , cinese ed anche americano. L influenza americana durante la guerra di Corea si sente anche nel cibo. A piedi raggiungiamo anche l M2, il club dove suoneremo domani sera, e dove un’ equipe di tecnici ci aspetta per prender nota di quello di cui avremo bisogno. Sembra che per ogni richiesta tecnica, microfoni compresi, vogliano mettere a disposizione il meglio che si possa trovare sul mercato. Anche questo e’ quantomeno poco usuale nei soliti tour!
Siamo anche sorpresi dalla telefonata del consolato italiano , che ci da’ il benvenuto a Seoul e ci invita a pranzo prima di ripartire per il Giappone. Ci dicono che verra’ tutta l’ ambasciata. Per carita’ siamo felici di conoscere gli italiani di Seoul ma sapranno quello che li aspetta musicalmente? Torniamo in Hotel per un po’ di riposo
 
Allora -come siamo finiti qui? Tre anni fa suonammo ad un festival di musica contempranea a Cracovia. Fra gli invitati c’era anche Jeajoon, che li’ per li’ non si presento’ ma poi ci fece contattare dall’ organizzatore del festival per invitarci. Erano tre anni che cercavamo di fare questo tour in Asia: in Italia, a differenza di molti paesi europei di cui abbiamo testimonianza di amici musicisti, non capita spesso di trovare fondi dello stato per i viaggi per questo tipo di musica . Ed infatti anche stavolta e’ stato cosi’, l organizzatore ha pagato i voli di tasca sua, e speriamo per lui che domani sera venga molta gente! Oggi ci ha detto di aver ricevuto numerose email da parte di ragazzi di qui che ci conoscono. Sorprendente.
 
La sera Jeajoon ci porta a mangiare in almeno 4 posti diversi, e a bere finche’ ci mette su un taxi e ci manda a nanna. Scopriamo cosi’ che i coreani hanno un ‘ insana passione per l ‘alcol “estremo” e diventano sentimentali ed ufficiali dopo qualche ora.
 
 
Seoul 2005-09-02
 
Giorno uno -Blade Runner
 
Ancora la luce bianca su tutto. Meno caldo – ogni tanto piove- ma un’ umidita’ che rende difficile anche respirare. Ci riprendiamo piano dalla serata di ieri ed usciamo. L hotel e’ downtown, c’e’ il traffico degno di una delle 10 citta’ piu’ grandi al mondo. 
!5 milioni di abitanti nella sola Seoul , forse 30 in tutto il corcondario. Un ‘economia impazzita, scritte Hyundai Samsung e Daewoo ovunque. Un fiume umano nelle strade e nelle macchine. Traffico ovunque ma nessuno che impazzisce, pare. E, incredibile, ci dicono che in una citta; di queste dimensioni puoi lascire la macchina aperta con la chiave nel cruscotto, e che quasi non esiste la cornaca nera. Infatti non sentiamo mai tensione.
Le strade piene di insegne, incroci con spettacoli che pubblicizzano qualcosa che non capiamo con impianti che mandano musica pop assurda e ragazze in bikini oppure all angolo dopo due percussionisti che suoneranno per ore ( il tempo del check e di tornare in hotel…). Ci sembra di stare dentro Blade Runner. Ovunque, un odore agrodolce di cibo che in questo momento non vorremmo affatto assaggiare . Perfortuna il club e’ vicino. Arriviamo per il soundcheck , il fonico e’ quello che cura i concerti di Michael Jackson quando ciene qui! Per loro e’ difficiel tracciare delle differenze al riguardo. Ci trattano con una gentilezza totale, e’ difficile anche chiedere qualcosa senza sentirci imbarazzati subito dopo. Il catering e’ composto solo da sushi! E’ la nostra colazione praticamente ma ormai siamo abituati a tutto. Il posto e’ un clubbone tipo discoteca, tirato a lucido e praticamente fatto di materiali riflettenti: metallo , vetro e plexiglas ovuunque. Speriamo nella presenza di un pubblico numeroso per l’acustica.
 Torniamo alle 19, il concerto e’ alle 19 e 30 e c’e’ gia’ pubblico. Tutti seduti, musica commerciale in sottofondo. Tutti coreani. In due giorni che siamo qui la presenza occidentale e’ composta solo da noi quattro! ( i tre sul palco ed Alberto – fonico) .
E non c’e’ segno di cultura “ alternativa”. Pochissimi i tour che passano di qui e quasi tutti pop. Seoul non e’ una tappa per un tour indipendente. Non c’e’ traccia per strada di un minimo di metallari o punk o qualunque altra sottocultura. Neanche una maglietta di un gruppo. Il massimo al concerto e’ la maglietta “i love ny” di una ragazza! Capiranno cosa stiamo per fare? All inizio il club e’ abbastanza pieno ma c’e’ un clamoroso buco sotto al palco, stanno tutti dietro , l’eta’ media e’ bassissima e viene alzata solo da un contingente di italiani dell’  ambasciata che arrivano e ci chiedono come abbiamo fatto a capitare qui. Jacopo chiede ai ragazzi del pubblico di avvicinarsi e sembrano quasi obbedire con soggezione, ma gentilmente si fanno sotto. Ok , iniziamo. Il concerto e’ preciso, tirato, una gioa risuonare dopo un mese di pausa e risentirsi allo stesso punto, come se fosse solo da ieri . Piano piano gli applausi si fanno piu’ convinti, qualche timido urlo. Finiamo dopo un’ ora e i tipi del club subito accendono luci e musica di sottofondo…poi timidamente i ragazzi iniziano a farsi avanti, chiedono autografi o foto insieme, e ringraziano di cuore. Anche noi ringraziamo , e’ un piacere sapere di aver toccato qualcosa anche qui. Ci portano a cena in un altro ristorante assurdo con i fuochi sul tavolo che vengono riempiti continuamente di cibo, ed inizia una danza di ringraziamenti ufficiali, brindisi ( kombe’!) e discorsi sulla giornata appena trascorsa e della sua importanza! Poi piano piano l’atmosfera si rilassa di nuovo e parliamo con nuovi personaggi, un produttore coreano che proviene da una famiglia di musicisti tradizionali, un direttore d’ orchestra polacco che vive qui da 11 anni, etc. A questo punto veniamo invitati per un altro festival ad aprile, che sembra essere l appuntamento piu’ importante della citta’. Torniamo all hotel presto, domani c’e’ il volo per Osaka.
 
Osaka 2005-09-03
 
Giorno due – lost in translation
 
Dopo il pranzo ufficiale con il direttore dell istituto di cultura italiana a Seoul prendiamo un taxi nel folle traffico del sabato. Dopo piu’ di un ora arriviamo all aereoporto dove ci aspetta un volo Japan Airlines per Osaka. Sushi sul volo, e budino di aloe che alcuni di noi non apprezzano molto! Osaka. L’aereroporto narita, quello di renzo piano.Anche qui, abbastanza semplice passare per l immigration, e poi troviamo un ufficio informazioni dove parlano un po di stentato inglese. Poi piu’ nulla, anche sulla metro solo giapponese fitto.
Riusciamo a capire dove scendere e ci vengono aprendere i fonici del Bridge, dove suoneremo domani. Siamo a downtown osaka. E’ un trionfo di luci scritte insegne, ragazzi in giro, i ragazzi molto piu’ impomatati e vestiti e preoccupati del look delle ragazze. Spesso sembra di stare negli “80: gelatina, vestiti un po yuppie e un po’ new wave ovunque. Ma la sorpresa e’ l’ arrivo all hotel: prima di tutto Gee, il nostro amico manager europeo dei Dalek e molto altro, che ci aspetta ed e’ venuto da Vienna solo per vederci e passare un paio di giorni insieme! Che bello! E poi l hotel tradizionale, pareti di carta di riso, futon e tatami a terra, e un kimono per uno piegato ad aspettarci. Bisogna lasciare le scarpe all entrata naturalmente. Totale sorpresa, sembra un film giapponese, siamo felicissimi del posto! E la cosa sconvolgente e’ che  i prezzi di tutto sono piu’ bassi che in Europa! Mangiamo da una Mama-san, l unico tavolo del posto, sashimi freschissimo e birra, tutto per l equivalente di poco piu’ di 10 euro a persona. Torniamo all hotel di notte. 
Nella passeggiata vediamo di TUTTO. Locali dubbi, lavamacchine aperti alle due di notte, negozi di cd e dvd pieni.  E l hotel e’ aperto, la luce spenta… e appena entrati ci sono snack e cose da bere poggiati li, un paio di computer ..tutte cose che in europa sarebbero sparite in un ora. Affascinante.
 
Osaka 2005-09-04  Concerto 600
 
Oggi facciamo 600 concerti in 5 anni, e’ bello passare un giorno del genere in un posto dove all inizio non avremmo mai pensato che questo potesse accadere! Il The Bridge in realta’ e’ un posto dove abbiamo cercato di suonare per anni, l organizzatore e’ Kazu, chitarrista degli Altered States e dei Ground Zero di Otomo Yoshihide. Un personaggio fondamentale della musica giapponese! Per anni ci ha invitato al suo festival e quest’ anno finalmente ce l abbiamo fatta. Il The Bridge e’ effettivamente un ponte, all’ ottavo piano di una specie di mega centro culturale e commerciale, unisce i due palazzi del centro. Intorno, c’e’ un intricatissimo percorso di montagne russe che passa affianco ai palazzi. Il festival di stasera (e di Tokyo per i prossimi due giorni ) ha un nome impronunciabile,  e qui ad Osaka vede sul palco Zu, Altered States, le Afrirampo, un assurdo duo femminile che esce per la Tzadik di Zorn, e i Zuinosin, un trio che sembra la versione nipponica dei Lighning Bolt- entrambi i gruppi sono mascherati ed hanno un lato performativo notevole. Tutti i musicisti sono giovanissimi, sotto i 25 sicuramente, ma sono gia’ stati in tour in Europa ed in Usa ( ma  anche qui , difficilissimo trovare qualcuno che parli un po’ di inglese). Il pubblico inizia ad arrivare presto. Una ragazza ci fa portare da uno del locale un dono ( solo piu’ tardi si avvicina timidamente per dirci che era da parte sua): una scatola di biscotti di marca “bambini” ed un manga. Sopra, un foglietto con scritto che ci aspettava da tempo e ci dava il benvenuto in Giappone, Anche un musicista del giro rumoroso di Osaka ci porta in dono una bottiglia di sake’ pregiato pregandoci pero’ di non berlo prima del concerto! Poi con lui il discorso vertera’ sulla musica italiana, naturalmente in Giappone si finisce sempre a parlare di Pfm, Rovescio della medaglia, Banco… e alla fine spunta fuori il nome “Blandualdi”. Il pubblico e’ molto orientato sul punk, eppure si siedono davanti al palco in ordine, fanno una fila per la birra che da noi neanche in un collegio di orsoline, e durante il concerto aspettano fino al silenzio totale prima di applaudire! I concerti sono brevi ( 35 minuti a gruppo, che alle 11 e mezza bloccano gli ascensori!) e alla fine scopriamo di aver venduto una notevole quantita’ di cd e magliette. Molti si avvicinano e ci dicono che ci vediamo fra 4 giorni al concerto dei Fantomas. Andiamo a mangiare con tutti i gruppi in un posto economicissimo e buonissimo li’ vicino e poi a dormire, domani  si va a Tokyo.
 
Tokyo 2005 -09 – 05 – nella grande bolla
 
Lo Shinkansen prima di tutto- ogni 10 minuti unisce Osaka a Tokyo, il famoso treno iperveloce ed ipercostoso- ma comodo e spazioso e silenzioso. Fuori, il Giappone e’ immerso nella pioggia. C’e’ questo uragano Nabi in arrivo. Ci avevano detto che settembre e’ la stagione dei tifoni ma questo e’ un po’ forte. In tv durante la notte abbiamo visto delle immagini di Okinawa battuta da onde di 10 metri, e gommoni in giro per le strada da qualche parte nel paese. E’ abbastanza difficile capire le notizie! Siamo un po’ preoccupati per i prossimi giorni . Comunque abbiamo i nostri ombrellini da giapponese, ce li hanno regalati all ‘ hotel .
Arriviamo a Tokyo ed andiamo a Shibuya, una delle citta’ - quartiere che la compongono . Il club si chiama Studio Quattro e naturalmente non lo troviamo, dobbiamo chiamare e viene a prenderci l organizzator e ci porta in questo club al quinto piano di un enorme centro commerciale. Appena arriviamo incontriamo i Fantomas sono sulla porta, Patton e soci sono arrivati ieri e festeggiamo l incontro, dopo un po di chiacchere loro vanno a mangiare e noi entriamo per il soundcheck- il club e’ molto bello e ben organizzato, i tecnici naturalmente non parlano inglese ma capiscono benissimo cosa ci serve e sono precisissimi. Hanno anche gia’ preparato ed accordato la batteria e l ‘ ampli basso e’ pronto e va solo acceso! Sentiamo forte la tensione di questa data a Tokyo, e’ il nostro primo concerto qui e vorremmo che sia tutto perfetto. Alle 18 inizia ad entrare la gente e alle 19 quando iniziamo noi a suonare il club e’ sold out, entriamo sul palco e veniamo accolti da un applauso molto caloroso,  abbiamo solo quaranta minuti di concerto nelle date coi Fantomas ma bastano per colpire nel segno. Alla fine delle date a Tokyo il merchandising che avevamo portato ( magliette e cd che per i nostri calcoli dovevano durare per tutto il tour) e’ praticamente finito. Dopo di noi tocca ai Fantomas – che rispetto alle date estive quando li avevamo accompganti in Italia, recuperano Dave Lombardo degli Slayer alla batteria al posto di trry Bozio, e si sente- il concerto e’ perfetto, tirato e furioso ed anche sinistro in molte sue parti.  Scopriamo di avere un sacco di amici a Tokyo, le Melt Banana, le Ex Girl, alla fine il camerino e’ pieno di amici e sembra di trovarsi a casa. A fine concerto dei Fantomas,  Patton ci propone di spostarci con lui in un altro club dove fara’ un improvvisazione con gli Altered States, Yoshida dei Ruins e Keiji Haino, il “dio del noise” giapponese. Naturalmente accettiamo l’ invito e prendiamo alcuni taxi per questo locale chiamato The Doors- appena entrati veniamo riconosciuti da dei ragazzzi che erano al Club Quattro e facciamo un po di foto, dopo un po’ uno di loro si dichiara tifoso della Roma e scattano immediatamente fot ricordo e discussioni con Alberto sulla formazione... Andiamo a dormire a casa di Franck, un nostro amico francese che vive qui da qualche anno e gestisce una piccola etichetta indipendente.
 
Tokyo 2005 -09 – 06
 
In un trionfo della volonta’ e dell’ incoscienza abbiamo accettato due proposte di concerto per oggi: quello coi Fantomas alle 7 e poi alle 8 un concerto di improvvisazione con gli Altered States al Pit Inn, il jazz club piu’ noto della citta’. Questo significa andare al Pit Inn per il primo soundcheck, andare al Club Quattro per un soundcheck volante e suonare, e dopo 20 minuti finito il concerto (in teoria) ritrovarsi al Pit In per il secondo concerto. Naturalmente partiamo subito perdendoci per Shinjuku, altro quartiere grosso come una citta’. Quando arriviamo i nostri amici giapponesi hanno gia’ preparato il palco per stasera: doppia batteria, doppio basso, sax e chitarra. Il tempo di attaccare gli strumenti e di fingere che va tutto perfettamente e dobbiamo gia’ precipitarci al Quattro. Tutto di corsa ma , come ieri, il concerto esce fuori, colpisce il pubblico e finisce in un delirio di cd venduti! Ma questo lo vedra’ solo Alberto, il nostro fonico, perche’ appena finito di asciugarci il sudore noi tre siamo gia’ nel taxi per andare al secondo concerto. Una particolarita’ della Corea e del Giappone e’ che la maggior parte delle strade non hanno nome. Quando il nostro amico Katoman da’ un indicazione ad un tassista, inizia sempre una lunga discussione, si sfoglia lo stradario, si cerca di capire che punti di riferimento usare. Non abbiamo ancora capito come si orientano, ed infatti il tassista ci lascia in un punto imprecisato di Shinjuku facendo un segno della mano tipo “  ed ora andate di la’…”. Ci mettiamo almeno 20 minuti a trovare un punto di riferimento, e quando arriviamo al Pit Inn, il pubblico ha gia’ riempito la sala e gli Altered States chiaramente hanno iniziato puntuali e senza di noi! La prima impressione : gli Altered States erano i Ground Zero, un gruppo ultranoise e sperimentale degli anni 90, ed e’  fantastico per noi vedere come gestori e pubblico di jazz club siano cosi’ aperti verso una musica o una concezione di musica cosi’ aperta e poco tradizionale. Comunque il tempo di entrare ed aprire le custodie e stiamo gia’ suonando, i nostri amici ci lasciamo anche via libera sul palco per una decina di minuti per scaldarci e poi si lanciano in improvvisazioni che sembrano pezzi studiati , per come i due gruppi si trovano a proprio agio insieme. Dopo due set da 50 minuti l uno, siamo totalmente esausti, e Kazu e soci hanno l’ ottima idea di portarci a cena in un ristorante tradizionale che serve piatti delle varie province giapponesi. Siamo totalmente entusisasti del cibo, che insieme a quello Italiano, ci sembra il piu’ buono al mondo!
 
Tokyo 2005 -09 – 07
 
Ultimo giorno del nostro minitour a Tokyo! Sempre a Shibuya, stavolta suoniamo all ‘ O-Nest, un club rock sul cui palco saliranno Zu, Ruins e le Nissemondai, una vera rivelazione, tre ragazze timidissime che poi sul palco fanno ( chiaramente)  noise articolatissimo e potente! Stiamo scoprendo che questo e’ MOLTO giapponese: timidi punk che si inchinano quando entrano in un locale, gentilezza diffusa finora sempre ed ovunque, distacco iniziale che diventa subito calore dopo poco. 
Sempre il nostro uomo  Katoman che organizza, sempre in primissima serata ( inizia tutto alle sette) , ed ancora un club pieno , eta’ media bassissima, e grande partecipazione del pubblico. Ci sono ragazzi che hanno gia’ assistito ai concerti precedenti, e c’e’ anche la nostra amica Masako , che abbiamo conosciuto ad Amsterdam, una ballerina di danza contemporanea che ci ha anche organizzato l ultima data del tour , che sara’ il 14 ad Ututnomiya, a nord di Tokyo. Ci fanno un’ intervista per un magazine di qui, e iniziamo anche a parlare con delle etichette indipendenti per una futura uscita discografica giapponese. Come sempre, in tutte le cose che abbiamo fatto, per piccoli passi sembriamo conoscere le persone giuste per il piccolo passo successivo, ed anche ora ci sembra che stia succedendo la stessa cosa.  Come al solito dopo il concerto usciamo per un altro ottimo ed economico sushi.
 
Osaka 2005 – 09 – 08
 
Un altro Club Quattro, molto simile a quello di Tokyo, all’ otytavo piano di un centro commerciale, e sembra di suonare nello stesso club: il palco montato esattamente come a Tokyo, addirittura i monitor gia’ settati con gli stessi volumi. Dovremmo prendere il treno coi Fantomas ma loro prendono il nuovissimo ed ipercostoso Nozumi, mentre noi abbiamo fatto una specie di interrail giapponese e prendiamo quello dopo. Arriviamo al club che questi quattro mostri sono in pieno soundcheck. 
Piano piano arriva l’ ordinatissimo pubblico ed anche qui qualche amico: Yoshimi dei Boredoms con la figlia di tre anni, e quei pazzi dei Zuinosin . Un po’ di pausa e ne approfittiamo per parlare un po’ con Buzz dei Melvins. Ci danno i cinque minuti, puntualissimi. Di nuovo suoniamo alle 7 per quaranta minuti, cambiamo un po’ la scaletta soprattutto per noi stessi, e ad un certo punto succcede una cosa che abbiamo sempre chiesto: suoniamo un nostro pezzo nato da un tempo di samba che abbiamo mutato e triturato, e quando diciamo che stiamo per suonare una samba e se il pubblico vuole puo’ salire sul palco e ballare, arriva un ragazzo urlando “ i AM samba” e si lancia in improvvisazione al centro del palco! Grandi risate nostre e del pubblico, sambaman diventa l eroe della serata. A fine concerto scendiamo giu’ tutti insieme e vediamo un po’ di gente davanti all ‘ ascensore, ci passiamo in mezzo convinti che aspettano come al solito Mike, e invece ci si lanciano addosso pure anoi, per dieci minuti ci facciamo foto insieme col pubblico! A questo punto e dopo 5 date, tutti i cd che avevavmo preventivato per l ‘ intero tour sono finiti.
 
 
Yonago 2005 – 09 -09
 
Ora inizia la terza parte del tour. Dopo Seoul e dopo le date “sicure” coi Fantomas e nelle grandi citta’, ci avventuriamo nel sud del giappone  per le ultime date del tour, una forte incognita  nate da contatti di amici musicisti. Visto che ormai siamo qui ci e’ sembrato il caso di viaggiare un po’ per il paeses invceece di vedere solo le citta’. Ma in questi ultimi giorni quando dicevamo che andremo a Yonago ci guardavano tutti in modo strano. Scopriamo che si tratta di  una cittadina carina, luogo di vacanza e termale. Il clubbino e’ uno dei posti piu’ piccoli dove abbiamo mai suonato ma tenuto benissimo . Il ragazzo che lo gestisce e’ un giovane chitarrista psichedelico che non parla una parola di inglese. Quando arriviamo al club si precipita al computer e si collega con un sito che traduce dal giapponese all’ inglese e viceversa. Cosi’ riusciamo a capirci sugli orari e ci organizziamo un po’. Fino ad un minuto prima di suonare la sala e’ vuota e sembra che suoneremo solo per Ayami, ma un minuto prima arrivano tutti insieme e riempiono il localino, il concerto e’ divertente e rilassato, alla fine vengono tutti a stringerci la mano ed e’ un trionfo di arigato’ ( grazie). Un ragazzo inizia a sciorinarci nomi di gruppi punk italiani: Wretched, Negazione, I refuse it,escono fuori tutti!
Forse la parte piu’ interessante inizia adesso: ci portano in un ristorante coi separe’ e il tavolo basso e rigorosamente senza scarpe, e praticamente subiamo un’ iniziazione ai cibi piu’ estremi della cucina tradizionale ( escluso il pesce palla e gli occhi di pesce, che cortesemente rifiutiamo, ma inclusa un insalata di meduse..) alla fine come premio arriva un cameriere con un piattone di spaghetti al pomodoro quasi perfetti!
 
 
Yamaguchi 2005 – 09 – 10 
 
Arriviamo a Yamaguchi , nel sud del paese, e scopriamo che dobbiamo spostarci ancora un po’, la citttadina dove suoniamo si chiama Boufu e c’e’ un trenino che la collega. Arriviamo in un clubbino underground - una stanza che e’ anche bar, col mixer NEL bar. In compenso l’ impianto e’ degno di un club molto piu’ grande. L organizzatore e’ Ichiraku Yoshimitsu, batterista che abbiamo conosciuto in Italia in tour con Otomo. Scopriamo che suoneranno 5 gruppi, ed il piu’ interessante e’ un gruppo femminile, con un nome impronunciabile che significa “ gruppo ciao”. Le gruppo ciao fanno un notevole casino vestite da scolarette, si divertono e riscuotono successo. Piu’ tardi tocca al nostro organizzatore che propone uno spettacolo da solo: con la sua batteria aziona un sistema di video dal vivo, ognuno collegato ad un pezzo dello strumento. Ichiraku si scatena ed e’ un delirio di immagini tradizionali, guerra, Bush e compari, fino ad una pausa in cui britney Spears dice di avere fiducia nel presidente. Mezz’ ora notevole! Anche noi dopo tutto questa musica non suoneremo piu’ di mezz’ora, anche qui il pubblico apprezza e viene a parlare in un inglese impossibile. Vendiamo qualche maglietta ed andiamo a cena…
 
Kokura 2005- 09 -11
 
Oggi, in giappone e’ il giorno delle elezioni, ma troviamo pochissimi segni che lo rendono evidente , un paio di ordinatissimi poster in luoghi rigorosamente dediti a questo scopo, nulla piu’. In piu’, non sembra un grande argomento di discussione. Tutto scorre tranquillo, Kokura e’ una cittadina di medie dimensioni del sud del Giappone, suoniamo in un altro miniclub, altri 4 gruppi noise prima di noi , ma salviamo un po’ di udito facendo un giro per la parte centrale della citta’, una visita al castello ed una al centro commerciale, cosi’ passa qualche ora e torniamo. 
L organizzatore e’ anche qui un giovane chitarrista psichedelico, e la notte dormiamo fuori citta’ a casa dei genitori, tipica casa giapponese, altare del Buddha con le offerte, e la mamma giapponese che ci fa la colazione e ci da’ le sportine del cibo per il viaggio! ( abbiamo davanti a noi lo Shinkansen, il treno veloce per Tokyo, 1100 chilometri per circa quattro ore di treno!). Anche qui, alla fine, la mamma dell’ organizzatore si vuole fare le foto con noi.
 
 
 
Ututsnomiya 2005 – 09 – 12
 
La data e’ organizzata dalla nostra amica Masako Noguchi, una danzatrice di contemporanea che vive ad Amsterdam e che abbiamo conosciuto tramite i The Ex. La giornata e’ pienissima ed organizzatissima: la mattina siamo invitati ad una cerimonia del the fatta appositamente per noi da una anziana maestra in kimono tradizionale. Il the e’ il piu’ buono che abbiamo mai assaggiato, quasi una crema verde! Poi andiamo a visitare i templi di Nikko, che si rivelano un’ ispirazione notevole. Per quest’ ultima data ospiteremo Masako alla danza , e decidiamo di eseguire solamente tre lunghe improvvisazioni. Il pubblico di questo locale lounge all’ ultimo piano di una palazzina, e’ molto particolare: vestiti da sera, ci portano dei mazzi di fiori, e sembra piu’ un atmosfera da opera o da jazz tradizionale che il pubblico a cui siamo piu’ abituati con Zu. Comunque non possiamo far altro che suonare per come siamo, e dopo un po’ sentiamo crescere l attenzione e la partecipazione del pubblico in modo esponenziale. C’e’ qualcuno che urla ( e poi ci dicono che erano cose positive!) , ed in generale non se ne va nessuno, neanche la maestra del the ed una sua vicina- amica (?) ancora piu’ anziana, minutissima e coi capelli bianchissimi. Anche qui alla fine c’e’ il cerimoniale delle foto insieme, e poi corriamo in Hotel a fare i bagagli e NON dormire, che si va a Seoul per una sera per poi tornare a casa il 15! 
 
Per ora e a caldo e’ difficile dare un ordine a migliaia di impressioni, siamo entusiasti di come siamo stati trattatati umanamente , capiti ed apprezzati musicalmente. Speriamo solo di tornare presto da queste parti! A presto a tutti, ciao
 
Zu